Felicitazioni per la tua Laurea

April 11th, 2012

Nel giorno in cui scopriamo che i leghisti comprano le lauree come dei terroni qualunque, ci sono 9.000 ragazzotti che tentano di entrare all’Università Cattolica di Roma, a caccia di uno dei 250 posti in palio. Fa tutto molto The Hunger Games, e la fame è per il pezzo di carta.

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Ho visto The Ides of March

April 6th, 2012

Mi sembrava che la locandina fosse un po' troppo bella

E quale momento migliore delle primarie americane?

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Poi uno dice Roma ladrona

April 6th, 2012

Manuela Dal Lago sarà contenta di far parte  di un triumvirato.

Aggiornamenti dalla lista nera

March 28th, 2012

… e questa settimana, la nostra hit parade delle espressioni da evitare accuratamente si arricchisce di alcune new entry:

- “Potrò sbagliarmi ma…”

E’ ovvio che potrai sbagliarti, mica sei Gesù Cristo. Se è solo un trucchetto per pararti il culo da quello che stai dicendo, forse è il caso di chiedersi se vuoi dirlo davvero.

- “Sono anni che non guardo la tv”

Bravo ignorante.

- “Il mandante morale”

Non esistono mandanti morali. Esistono persone che fanno fare i crimini, e quelli che non li fanno fare. Non è che se domani sparano in testa a Justin Bieber metà del mondo ne è responsabile. L’unico responsabile, è ovviamente, Justin Bieber. Vabbè, esempio sbagliato, ci siamo capiti.

E abbiamo anche un Hall of Fame Inductee:

- “Non accettiamo lezioni… !”

La tassa sugli stupidi

March 22nd, 2012

Bisogna tassare le cose brutte, le cose cattive. Come l’inquinamento, le attività finanziarie speculative, e la stupidità. Quindi che costruiscano i loro casinò per i poveri dove vogliano. Se ne proibisca l’uso sotto i 18 con multe salatissime, controlli serrati, e si tassi l’introito di ogni macchinetta come se non esistesse un domani.

Cerchiamo di non fare gli stupidi con gli stupidi che speculano sugli stupidi.

Ieri ho visto J. Edgar

March 14th, 2012

Volevo capire se Di Caprio si meritava l’Oscar che poi è andato a Dujardin, solo che non avendo visto The Artist è un po’ difficile. Continua a leggere “Ieri ho visto J. Edgar” »

Le lotte di questo secolo

March 13th, 2012

Ci vuole uno slogan, stile

otto ore per il lavoro, otto ore per il riposo, otto ore per quello che vogliamo!

per vendere le lotte civili del Duemila (e mai un secolo è sembrato vecchio come  ”Il Duemila”). Me ne sono inventato uno, che è

diritto alla Morte, diritto all’Amore, diritto alla Conoscenza

che fa molto Sturm und Drang e riassume tre battaglie per la Vita (sì, la Vita, quella fuori dall’utero, però) che sono cronologicamente invertite ma come slogan funzionano meglio in quest’ordine.

Uno nasce e deve avere il diritto di poter conoscere, anzi, ne ha il dovere: scuola dell’obbligo fino alla maggiore età, quando potrà votare (davvero li facciamo votare ma non li educhiamo? E’ come dare la macchina senza chiedere la patente). Corollario, ma mica tanto: diritto all’accesso digitale. Se hai una casa, devi poter avere Internet; se è economicamente svantaggioso per un privato offrirtela, ci deve pensare il tuo comune  di residenza.

A 16 anni acquisiamo tutti il diritto di contrarre matrimonio… ma non con chi vogliamo. Dev’essere per forza l’altro sesso. Che poi non si capisce bene cosa sia l’altro sesso. Gli organi sessuali bastano? Conta quello che c’è scritto sulla carta d’identità? E gli ermafroditi? Boh, tanto sono pochissimi. E se cambio sesso? Perchè adesso è possibile farlo. Certo, non posso procreare, ma neanche una settantenne, o chi è affetto da sterilità. Vabbè, il problema si è capito, devo poter sposare chi voglio. La domanda non è se sia lecito o no per un omosessuale sposarsi, ma piuttosto perchè non debba essere possibile; cioè qual è la ratio dietro il senso di avere due coniugi di sessi opposti. E l’unica ratio valida è la tradizione, al che si può tranquillamente obiettare che un’altra tradizione, altrettanto valida e di ordine superiore, è quella del matrimonio stesso. Se facciamo una legge per preservare una tradizione, preserviamo la tradizione del matrimonio, e diamo a tutti la possibilità di sposarsi.

L’ultimo diritto è quello alla morte. Con la demografia che galoppa e la vita che si allunga, poter decidere della propria vita e di come, eventualmente, terminarla non è solo un diritto che discende dal diritto alla vita stesso, ma è anche una pratica igienica (che brutta parola). Un testamento biologico che consenta a ogni individuo, nel pieno delle sue facoltà, di decidere cosa fare della propria vita nel caso determinate condizioni si verifichino, o di demandare tale decisione al medico o a un parente, che decidano secondo coscienza. Ci preoccupiamo molto che la gente morta “riposi in pace”, meno se abbiano vissuto in agonia. E chi quel testamento non lo vuole, eviti di compilarlo o vi scriva di voler essere alimentato a forza, curato fino allo stremo, se teme la giustizia divina, o è solo molto spaventato.

Ce ne sono altri, di battaglie etiche che vale la pena combattere: lo ius soli, la fecondazione assistita, ecc… ma nessuno configura un vero e proprio diritto, a livello universale, come i tre sopra. Su cui tutti i partiti, quelli riformisti in testa, devono decidere da che parte stare e, soprattutto, spiegarne il perchè.

Ieri ho visto The Iron Lady

March 7th, 2012

La Maryl Streep c’ha vinto un Oscar e devo dire che mi sembrava abbastanza regalato almeno finchè non ho capito che interpretava anche la vecchia Thatcher; e il bello è che nel frattempo pensavo: macchè Streep, a ‘sta vecchia dovevano dare l’Oscar. Continua a leggere “Ieri ho visto The Iron Lady” »

Pensi di saperlo, e invece no

March 2nd, 2012

La splendida  (e lunghissima) storia di Tyler Clementi e Dharun Ravi, raccontata dal New Yorker.

C’è un pezzo d’America dentro, di mondo, di nuove tecnologie, di distorsione dei media e di cultura  giovanile; ci sono i megaplex evangelici e le ossessioni di casta, di sessualità, il tormento di voler essere speciale.

Ma soprattutto c’è l’insegnamento più importante: non capirai mai cosa c’è nella testa di un  adolescente.

Leggere fra le righe

February 28th, 2012

Adoro quando i giornalisti se ne vengono fuori con ‘sti trucchetti.

Dunque, il titolo recita:

Sbranato dai cani randagi
muore camionista di 50 anni

Ora, l’abitudine porta il lettore a leggere una sorta di consecutio: se io dico “Sono uscito di casa, mi hanno sparato” presumo che chi parla abbia prima compiuto la prima azione (uscire) e poi abbia compiuto la seconda (“venire sparato” come si dice giù) e non il contrario. Quindi dal titolo da solo mi faccio un idea precisa: arrivano i cani, cominciano a sbranarselo, il tizio muore. C’è anche un fattore culturale: vieni aggredito –> muori ha più senso per un essere umano medio di muori –> vieni aggredito. Lo stesso per il nostro esempio di cui sopra (perchè uscire di casa dopo che ti hanno sparato?).

Se poi uno legge la notizia, scopre  che non è affatto chiaro se il camionista in questione sia stato sbranato prima o dopo un malore (e forse la morte stessa). Cos’è sicuro, però? Che il camionista è morto, e che quando l’hanno ritrovato c’erano dei cani che si cibavano di lui. E allora un titolista assennato dovrebbe scrivere:

Morto camionista di 50 anni:
i cani randagi lo sbranano

Così se sono i cani ad averlo accoppato la seconda frase può sembrare una causale, ma all’occorrenza può sembrare anche una temporale, “conseguenza” della morte del camionista. I due punti in questo caso possono essere sostituiti da “perchè” oppure “dopo” senza problemi. La loro presenza impedisce di presumere consecutio che, pur logicamente attendibili.

Ovvio che delle due frasi di cui si compone il titolo web, la più importante è la prima e che sia morto un camionista, non gliene frega a nessuno. Ma di venir mangiato da un branco di animali, beh, questo sì che fa impennare i clic.


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